Il dopo WEB-I-NARR – L’ultimo libro di Sandro Spinsanti


Un appuntamento atteso

Mercoledì 6 maggio 2026, alle ore 18:30, la Società Italiana di Medicina Narrativa ha ospitato un nuovo appuntamento della serie WEB-I-NARR – Voci tra le righe, il ciclo di webinar dedicato alla presentazione di opere che dialogano con i temi fondanti della medicina narrativa. Protagonista della serata Sandro Spinsanti, bioeticista, saggista e tra le voci più lucide del panorama italiano delle medical humanities, chiamato a presentare il suo ultimo volume: Un’altra pratica della cura. Un ponte fra due sponde (Il Pensiero Scientifico Editore, 2026). All’incontro ha partecipato anche Massimiliano Marinelli, con la conduzione affidata a Tania Milletti.

Il libro: un ponte tra due sponde

Il titolo del volume è già un programma. Da una parte del ponte stanno coloro che la cura la erogano nelle sue molteplici forme: la pietà familiare, la solidarietà sociale, la professionalità sanitaria. Dall’altra chi le cure le riceve, con la propria storia, i propri bisogni, la propria voce spesso ancora troppo poco ascoltata. Il libro è un invito esplicito a costruire quel collegamento: non come metafora decorativa, ma come impegno concreto a ridisegnare le relazioni di cura.

Pubblicato nel febbraio 2026, il saggio affronta con lucidità alcune delle questioni più urgenti della sanità contemporanea: il rischio che il sistema si riduca a semplice erogazione di prestazioni, perdendo di vista il senso profondo della cura; la necessità di integrare le cure mediche con la dimensione familiare e sociale; la critica a un consenso informato troppo spesso trasformato in barriera burocratica e difensiva; il tema delicato e irrimandabile dell’aiuto medico a morire, affrontato a partire da una postura dialogica fondata sulla conversazione e non sull’ostinazione clinica.

Attraverso aneddoti, riflessioni e richiami a episodi tratti dalla letteratura e dal cinema – come il romanzo Come d’aria di Ada d’Adamo, evocato per raccontare il peso invisibile della cura informale – l’autore costruisce un patrimonio narrativo condiviso, capace di rendere visibili le contraddizioni di un sistema che chiede ai pazienti consapevolezza e responsabilità, ma li lascia spesso soli di fronte a scelte complesse.

I temi al centro del webinar

Nel corso della serata Spinsanti ha ripercorso il filo argomentativo del libro con la chiarezza e il rigore che da sempre lo contraddistinguono, senza rinunciare a quella capacità di provocare che rende i suoi scritti stimolanti anche per chi è già convinto dell’urgenza di un cambiamento. Centrale è stata la critica al modello paternalistico della medicina: non basta “dare informazioni” al paziente, occorre costruire un rapporto di fiducia diverso, fondato su ascolto reciproco, trasparenza e corresponsabilità.

Particolarmente viva la riflessione sul ruolo del professionista sanitario oggi: Spinsanti ha invitato ciascuno a interrogarsi su quale tipo di professionista della salute voglia essere, una domanda che attraversa l’intero volume e che nel webinar ha aperto uno spazio di confronto partecipato con i presenti. Altrettanto significativa la discussione sul carico della cronicità e sulla figura del caregiver familiare, ancora troppo spesso invisibile nelle politiche sanitarie e nelle pratiche cliniche.

Il dialogo con Massimiliano Marinelli, guidato con cura da Tania Milletti, ha approfondito anche il nesso tra medicina narrativa ed etica della cura: la narrazione non come strumento tecnico aggiuntivo, ma come postura fondamentale del clinico che sceglie di restare in relazione con la complessità della persona malata.

Perché questo libro conta, per noi

La SIMeN ha scelto di dedicare un WEB-I-NARR a questo volume non solo per il prestigio del suo autore, ma perché il libro tocca il cuore di ciò che come Società ci impegniamo a promuovere ogni giorno: una medicina capace di ascoltare, che sappia restituire dignità e centralità alla persona nel percorso di cura, che non si arrenda alla riduzione delle relazioni a procedure standardizzate.

Il titolo del libro richiama, non a caso, le radici della medicina narrativa: l’idea che tra chi cura e chi è curato esista uno spazio relazionale che merita di essere abitato con consapevolezza, competenza e umanità. Un ponte, appunto – non un muro, non una distanza di sicurezza, ma un luogo di incontro autentico.

Sandro Spinsanti, un ritratto intellettuale

di Massimiliano Marinelli

Per abbozzare i connotati del “ritratto” di Sandro,  ho pensato di invitarvi a passeggiare attorno ai mutamenti della Medicina italiana di questi ultimi decenni nei quali Sandro  Spinsanti è interprete e protagonista.

La passeggiata inizia nei primi anni 80. La Medicina è già molto mutata.

Tra  le forze  che operano il  cambiamento segnalo:

i nuovi problemi etici generati dal progresso scientifico;
i curricula universitari sempre più tecnici con le specialità mediche che, entrate negli anni 70 in modo sparso, chiedono a gran voce lo spazio che meritano.
il cambiamento del rapporto medico paziente con la messa in crisi del paternalismo medico;

Sandro Spinsanti  interpreta tutto ciò  alla grande. Vediamoli rapidamente uno ad uno.

1. La bioetica

Sandro nel 1976 insegna Etica Medica alla Università Cattolica del Sacro Cuore  e quindi coglie immediatamente l’importanza  della bioetica che si sviluppa in quefgli anni. Non si tratta solo di una nuova disciplina, ma è  il   nome di un cambio di paradigma. Sandro la introduce in Italia con il libro bioetica nel 1983,  ma, a mio parere,  sono soprattutto la trilogia:  Documenti di deontologia e etica medica (1985), Etica bio-medica (1987)  Bioetica e grandi religioni (1987) edita dalle Paoline a chiarire i problemi principali, riportando interi lemmi dei 4 volumi che compongono l’Enciclopedia di Bioetica  di Warren Reich  del 1978.

In quegli stessi anni la sperimentazione clinica stava avanzando, nel 1992 nasce la medicina basata sulle prove,  nel 1996  le GCP americane vengono armonizzate in tutta la UE. Nascono i comitati etici  (CE) per la sperimentazione e  l’autorevole Comitato Nazionale per la Bioetica che promulga pareri importanti per la riflessione etica.. Sandro è presidente di numerosi CE e componente del CNB

Tra i tanti problemi bioetici presenti in quegli anni, segnalo quello del “fine vita”. Mi piace ricordare che  tra meno di un mese: il 5 giugno ricorre il quarantesimo dalla fondazione della Società Italiana di Cure Palliative, nella quale Sandro è stato l’unico socio fondatore non medico Si tratta di un tema che non è stato mai abbandonato e che nel 2017 è stato espresso in un volume di un’altra trilogia:  Morire in braccio alle Grazie, dove le Tre Grazie – Eufrosina, Aglaia e Talia  concedono una morte libera dal dolore inutile e basata sull’ascolto dei desideri del morente.

2. La Medicina come Scienza

Passiamo alla seconda forza che ha impresso un  cambiamento epocale:  l’autocomprensione della medicina come scienza e lo sviluppo delle specialità e delle specializzazioni. Dalla fine degli anni 70 in poi specialità come  nefrologia, endocrinologia e la stessa psichiatria entrano come materie curriculari e chiedono a gran voce lo spazio che meritano.  Le scienze umane e sociali che non sembrano possedere  uno statuto scientifico adeguato e che, forse, non servono per la nuova figura del medico, non rientrano nel core curriculare universitario. Già da tempo negli Stati Uniti, medici come  Pellegrino e Thomasma, facevano il giro di tutte le  Scuole Mediche  per introdurre ciò che chiamavano Medical Humanities.  Per il bene del paziente (1992) è un bel libro scritto dai due autori che arriva in Italia grazie alla cura e alla prefazione di Sandro, che introduce nel 1993 le medical humanities in Italia fondando L’Istituto Giano e le riviste associate. Anche Sandro inizia un lungo tour  formativo presso le principali aziende ospedaliere italiane. Ricordo con piacere in quegli anni quello  tenuto prima ai primari del nostro ospedale ad Ancona e successivamente la serie di corsi per tutto il personale ospedaliero.

3. il mutamento del rapporto tra medico e paziente

La terza forse, forse quella più dirompente è data dal  mutamento del rapporto tra medico e paziente con la messa al bando  (apparente) del paternalismo medico, senza tuttavia che ci fosse  un rimpiazzo soddisfacente.

Si  era entrati nell’era della imputabilità della Medicina con un aumento dei conflitti legali e la nascita della medicina difensiva nella quale cade anche il consenso informato, nato come atto di emancipazione del paziente e relegato suggello di una prestazione offerta.

I temi principali in quegli anni  ernao relativi ad una “sfiducia” montante nei confronti della medicina e ad una  comunicazione sempre più  insoddisfacente da ambo le parti.

Sandro  interpreta magistralmente queste dinamiche, scrivendo articoli sul rapporto medico e paziente e sulla fiducia.  Tra gli ulti lavori segnalo: il recente Una diversa fiducia. Per un nuovo rapporto nelle relazioni di cura (2022)  dove ravvisa l’opportunità di una fiducia ”matura”  che super la sfiducia “adolescenziale” del sospetto ed eviti la fiducia “infantile” paternalistica e alla necessità di “parole oneste” sempre e soprattutto nell’ultimo tratto di strada (2019) dove  le parole non oneste  sono dette da persone oneste.

Siamo giunti al tema della comunicazione.  Come fare in modo che la persona ritorni al centro del campo percettivo della Medicina, ormai dominato dall’ente malattia?  A questa domanda, negli anni 2000 Rita Charon propone una soluzione: onorare le storie di malattia, utilizzando gli strumenti desunti dalla letteratura. Nasce la Medicina Narrativa e Sandro  è protagonista come presidente della Giuria della Conferenza di Consenso del 2014 che propone nel 2015 la definizione e alcune raccomandazioni.  Interpreta il problema della narrazione e della comunicazione con  altri due testi fondamentali: La medicina vestita di narrazione (2016) e la medicina salvata dalla conversazione (2018).  Collabora al dizionario di medicina narrativa con tre lemmi: fiducia, Medical Humanities e spiritualità.  A corollario della sua ricchissima prospettiva si segnala l’articolo comparsa recentissimamente nella rivista di freniatria nel quale esamina la MN dalla prospettiva delle medical humanities.