BIBLIOTECA.

La  sezione è dedicata alla creazione di un repertorio di testi fondamentali per l’approfondimento della medicina narrativa e delle medical humanities. L’obiettivo è fornire  a tutti coloro che si interessano al tema un punto di riferimento accurato e aggiornato. Attraverso la presentazione o l’analisi critica di opere seminali e di contributi più recenti, si intende tracciare un percorso di lettura che consenta di esplorare le diverse sfaccettature della medicina narrativa.

Tania Milletti è medico e psicoterapeuta. Ha maturato esperienza nella medicina del territorio e conseguito una formazione psicoanalitica esperienziale che si è coniugata con l’interesse verso la Medicina Narrativa. Attualmente fa parte del CD della Società Italiana di Medicina Narrativa, coltivando il suo interesse per la scrittura e la riflessione al servizio della cura.

Un’altra pratica della cura. Un ponte tra due sponde ( Sandro Spinsanti)

di Tania Milletti

Leggere l’ultimo libro di Sandro Spinsanti, psicologo e teologo, significa immergersi in una scrittura intrisa di narrazione, dove il rigore clinico si fonde armoniosamente con inserzioni letterarie e sguardi sulla contemporaneità. È un’opera scritta in assenza di pregiudizio, capace di accompagnare il lettore con una semplicità quasi affettuosa, una carezza con cui riesce ad affrontare tematiche di notevole spessore e urgenza. La forza della sua penna risiede nella capacità di porsi al di sopra dei contrasti nei diversi ambiti della cura, ponendosi costantemente alla ricerca della “parola che congiunge”, quella parola capace di farsi ponte tra mondi spesso distanti.

Il cuore pulsante della riflessione di Spinsanti coincide e si fonde con l’orizzonte culturale della Medicina Narrativa. L’autore sottolinea come la cura nasca da un incontro “duale” che porta alla creazione di un soggetto inedito: un “Terzo Spazio” che non appartiene esclusivamente né al curante né al curato. Questo concetto evoca lo spazio analitico della relazione psicoterapeutica: una dimensione creativa, nuova rispetto a entrambi i soggetti, che diventa il luogo in cui la cura si personalizza e si trasforma in atto generativo.

Spinsanti non teme di addentrarsi nei territori più complessi del vivere contemporaneo, come il fine vita. Con sguardo lucido, l’autore osserva come nel nostro panorama attuale il morire sia stato eccessivamente medicalizzato; in risposta a ciò, la Medicina Narrativa e le Cure Palliative emergono non come una resa — un “subentrare quando non c’è più nulla da fare” — ma come forma altissima di cura in sé. Esse ci esortano a considerare la dimensione spirituale in senso ampio: una tensione esistenziale che abbraccia i valori profondi del paziente, ben oltre la sola appartenenza religiosa.

L’opera non manca di concretezza sociologica, denunciando con vigore il cosiddetto “dolore burocratico” — quell’intoppo amministrativo che umilia il paziente — e invocando un necessario riconoscimento giuridico per la figura del caregiver, pilastro spesso invisibile del sistema di assistenza.

Ma è nella parte conclusiva che il libro raggiunge la sua massima carica innovativa, affrontando il tema della responsabilità del malato. Spinsanti ci propone una sorta di “decalogo per il paziente”, suggerendo che la cura personalizzata si ottiene solo attraverso una partecipazione attiva. Il medico deve essere scelto “su misura”, come un vestito che deve aderire perfettamente alla condizione esistenziale e al contesto di valori di chi soffre.

In definitiva, Spinsanti ci invita a scegliere a quale livello abitare l’esperienza della cura: possiamo restare ai “piani bassi” della mera gestione biologica, oppure provare a elevarci. La malattia, pur nel dolore, può diventare un’occasione di crescita per la mente, per il corpo e per lo spirito, trasformando sia chi cura sia chi è curato in soggetti nuovi e più consapevoli. Una lettura necessaria per chiunque creda che la medicina, prima di essere tecnica, sia un incontro profondamente umano.