ARTICOLI In questa sezione, gli articoli si concentreranno su medicina narrativa, medical humanities ed etica della cura. Analizzando studi pubblicati su riviste scientifiche autorevoli, si tenterà di offrire un punto di partenza per un dialogo interdisciplinare che coinvolga tutti i professionisti della salute. L’obiettivo è contribuire alla costruzione di una pratica clinica più completa e personalizzata, che valorizzi sia l’efficacia degli interventi che la dimensione umana dell’esperienza di malattia
di Massimiliano Marinelli 9 gennaio 2026
- La Lettura Vulnerabile di Arthur W. Frank
- Introduzione
- La premessa
- Pensiero calcolante vs. pensiero meditativo
- La Lettura Vulnerabile
- Esempi concreti: dal cartone animato alla letteratura
- Willy e Buzz Lightyear: la fantasia come spazio creativo
- Paul Kalanithi e Samuel Beckett: la letteratura come ancora di salvezza
- La lettura vulnerabile nella pratica clinica
- Conclusione
- Riferimenti Bibliografici
La Lettura Vulnerabile di Arthur W. Frank
da Frank, A. W Vulnerable reading and the sensibilities of health humanities.

Introduzione
la Medicina Narrativa conosce bene l’opera di Arthur Frank un vero pioniere nel campo della socio-narratologia e del metodo dell’analisi narrativa dialogica (Marinelli, 2023 p, 71). Nel 2022 Arthur Frank pubblica King Lear: Shakespeare’s Dark Consolations (Oxford, edizione online), un’opera in cui narra un episodio della sua vita in uno dei suoi momenti più difficili. In quel frangente, gli è venuta in mente una storia biblica. Quell’antico racconto rispecchiava le sue attuali difficoltà e gli ha offerto conforto. Una tale esperienza diventa il modello per la lettura vulnerabile: leggere adottando il punto di vista di chi è in cerca di aiuto e considera la letteratura una risorsa per affrontare ciò che appare insormontabile. Il lettore vulnerabile è complementare al precedente topos dell’autore, il narratore ferito, ovvero colui che sente il bisogno di raccontare la propria esperienza di sofferenza ma trova questa impresa difficile. Per poter narrare la sua storia, il lettore vulnerabile ricorre a storie non sue. L’autore descrive l’importanza dell’incontro con Shakespeare nella sua vita e perché abbia scelto Re Lear come esempio. Nel settembre 2025 Frank pubblica un articolo molto interessante nel quale spiega meglio il concetto di “lettura vulnerabile “. Il presente l’articolo ne dà conto
La premessa
Nel cuore della pratica medica contemporanea pulsa un motore potente e instancabile: la ragione calcolante. È la logica della diagnosi, della misurazione, del protocollo; un approccio che ha prodotto progressi inimmaginabili, ma che rischia di rendere la cura un campo sterile, incapace di accogliere la sofferenza nella sua interezza. In questo contesto, il pensiero di Arthur W. Frank non si presenta come un supplemento opzionale, ma come un complemento essenziale, un intervento intellettuale tanto necessario quanto profondo. La sua visione delle Health Humanities (HH) nasce dalla constatazione dell’inadeguatezza della biomedicina nell’affrontare le dimensioni esistenziali, spirituali e relazionali del dolore.
Le HH, secondo Frank, sono una risposta a questo vuoto, una raccolta di pratiche che ci aiutano a vivere con la malattia e a prenderci cura degli altri in modo più umano e consapevole.
“Le Health Humanities sono, nella mia comprensione in evoluzione, una raccolta di pratiche diverse che possono assistere le persone sia a vivere nel miglior modo possibile con le proprie malattie, sia a prendersi cura di altri che sono malati..”.
Questo articolo esplora una di queste pratiche fondamentali: la lettura vulnerabile (vulnerable reading), un esercizio di sensibilità meditativa che ci insegna a raccogliere frammenti narrativi per prepararci ad abitare il mistero della cura.
Pensiero calcolante vs. pensiero meditativo
Per cogliere l’essenza della proposta di Frank, è importante comprendere la distinzione, mutuata da Martin Heidegger, tra due forme di pensiero: la ragione calcolante (calculative reason) e la ragione meditativa (meditative reason).
La ragione calcolante è il dominio della biomedicina. È il pensiero che pianifica e indaga (plans and investigates), che corre da una prospettiva all’altra (races from one prospect to the next) e non si ferma mai, non si raccoglie mai (never stops, never collects itself). Sebbene questo approccio sia indispensabile per la diagnosi e il trattamento delle patologie, la sua natura totalizzante tenderebbe a escludere e svalutare tutto ciò che non rientra nei suoi parametri misurabili.
La ragione meditativa, al contrario, incarna il ruolo delle humanities in medicina. È un pensiero che dimora nei valori immanenti e indeterminati delle pratiche (dwells in immanent and indeterminate values of practices) e che sa attendere il suo tempo (bide its time). Il lavoro umanistico, basato su questo approccio, non ha la pretesa di ottenere “risultati” specifici e quantificabili, ma offre piuttosto testimonianze individuali, spazi di riflessione e risorse per dare senso all’esperienza.
La Lettura Vulnerabile
Se la ragione meditativa è il terreno filosofico su cui le Health Humanities devono prosperare, la lettura vulnerabile ne è una pratica incarnata. Per comprenderne il funzionamento, Frank ci invita a vederci non come analisti, ma come artigiani del senso: dei “bricoleur narrativi”.
Alla base di questo concetto vi è un paradosso fondamentale della narrazione: raccontiamo storie che sentiamo profondamente nostre, ma possiamo farlo solo attingendo a un repertorio di risorse (trame, metafore, linguaggi) che altri, passati e presenti, ci hanno fornito. La lettura vulnerabile (vulnerable reading) è la pratica auto-consapevole di raccogliere queste risorse per trovare modi sostenibili di convivere con la sofferenza.
Prendendo in prestito la figura del bricoleur da Claude Lévi-Strauss, Frank descrive il lettore vulnerabile come un artigiano che accumula frammenti di storie – “trame, tipi di personaggi, frasi descrittive e metafore” – basandosi sul principio che potrebbero tornare utili (they may come in handy) per compiti futuri che non possono ancora essere anticipati.
Questo processo di assemblaggio è legato al concetto di “orizzonte di ciò che conta” (horizon of what matters) del filosofo Charles Taylor. Attraverso questi frammenti, costruiamo un senso non banale per la nostra identità e la nostra sofferenza. Le storie che raccogliamo, a loro volta, possono trasformare ciò che per noi conta. Come chiarisce Frank, lo scopo di questa pratica è profondamente esistenziale:
Nella lettura vulnerabile, si raccolgono risorse per trovare modi sostenibili di convivere con la sofferenza…
Esempi concreti: dal cartone animato alla letteratura
Per illustrare la vastità e l’universalità della lettura vulnerabile, Frank presenta due esempi agli antipodi, dimostrando come questa pratica possa manifestarsi in forme e contesti radicalmente diversi.
Willy e Buzz Lightyear: la fantasia come spazio creativo
Il primo caso è quello di Willy, un bambino studiato dall’antropologa Cheryl Mattingly, che soffre di gravi ustioni al viso. La scintilla scocca quando una terapista occupazionale, mentre gli sistema una nuova maschera facciale compressiva, gli dice: “Ora sembri Batman!”. Questa frase trasforma Willy in un lettore vulnerabile. Il bambino si appropria dell’idea e la rielabora, identificandosi infine con Buzz Lightyear dei film Toy Story, un eroe che indossa una maschera per proteggersi dall’aria di un pianeta alieno.
Questa è una forma intuitiva e potente di lettura vulnerabile, la cui pratica assume una natura intrinsecamente dialogica. La madre, un’infermiera e persino i medici entrano a far parte della sua “fan fiction della malattia”, sostenendola e creando uno “spazio creativo” condiviso. L’episodio più toccante è quando un altro medico, che già conoscevano, passando nel corridoio si rivolge a Willy con la celebre frase di Buzz: “Verso l’infinito e oltre!”. In quel momento, il bambino non è più solo un paziente in attesa, ma un eroe protagonista della sua storia.
Paul Kalanithi e Samuel Beckett: la letteratura come ancora di salvezza
L’esempio opposto è quello del medico e scrittore Paul Kalanithi, affetto da una patologia oncologica allo stato terminale. A differenza di Willy, Kalanithi si rivolge consapevolmente e con urgenza alla letteratura, cercando un vocabolario (searching for a vocabulary) per dare un nome e una forma alla sua nuova, devastante condizione.
In un momento di dolore acuto e disperazione, le parole di Samuel Beckett, lette e interiorizzate anni prima all’università, riemergono spontaneamente come un’ancora di salvezza. L’aneddoto, nella sua interezza, è una testimonianza potentissima del valore della preparazione.
«Non posso andare avanti», pensai, e immediatamente, come un’antifona, rispose la sua seconda parte, completando le sette parole di Samuel Beckett, parole che avevo imparato molto tempo prima da studente: «Andrò avanti». Mi alzai dal letto e feci un passo, ripetendo la frase ancora e ancora: «Non posso andare avanti. Andrò avanti».
Questo episodio rivela la lezione più importante della lettura vulnerabile: è una preparazione. Le risorse narrative devono essere raccolte prima di averne un bisogno disperato, perché nel momento della crisi la lettura potrebbe non essere più possibile.
La lettura vulnerabile nella pratica clinica
Una domanda sorge spontanea: la lettura vulnerabile si può insegnare? La risposta di Frank è che è più corretto pensare di modellarla (to model), piuttosto che di insegnarla.
Tentarne un insegnamento strutturato, con esiti misurabili, significherebbe tradirne la natura più profonda, forzando una pratica meditativa all’interno di una cornice calcolante. La lettura vulnerabile non può essere ridotta a una tecnica da apprendere e valutare per due ragioni fondamentali: la sua qualità più significativa è l’imprevedibilità dei suoi effetti e il fatto che non mira a un obiettivo predeterminato e misurabile.
Si configura piuttosto come una forma di “cura di sé” (Foucault), ma una cura che integra le pratiche disciplinari della medicina moderna, che cercano di monitorare e normalizzare il sé. È un atto di formazione sovrana della propria interiorità, non una tecnica terapeutica prescritta. La lettura vulnerabile è una pratica delle “health humanities meditative” che offre sia ai professionisti sanitari sia ai pazienti il permesso di fermarsi e raccogliersi (permission to stop and collect).
Conclusione
Le health humanities meditative, e con esse pratiche come la lettura vulnerabile, non si oppongono alla medicina calcolante. La loro funzione è completarla, reintroducendo nel campo della cura ciò che essa, per sua natura, tende a escludere: l’apertura al mistero (openness to the mystery).
Abitare questo mistero non significa abdicare alla conoscenza, ma riconoscere con umiltà che non tutto nella vita di un paziente o nella pratica di un curante può essere spiegato, calcolato o controllato. Esistono dimensioni dell’esperienza umana che sfuggono alla misurazione ma che, proprio per questo, meritano il massimo rispetto. Per chi cura, accogliere questo mistero significa resistere all’impulso di avere sempre l’ultima parola e creare uno spazio dove il paziente possa esistere oltre la sua diagnosi. Per chi è malato, significa trovare le risorse per continuare ad andare avanti, anche quando il percorso non è chiaro. La lettura vulnerabile è uno strumento per imparare a navigare in questo spazio, trovando in esso non risposte definitive, ma la forza per proseguire il viaggio.
Riferimenti Bibliografici
Frank, A. W. (2025). Vulnerable reading and the sensibilities of health humanities. Asian Journal of Medical Humanities, 4(s1), 20250026. https://doi.org/10.1515/ajmedh-2025-0026
Marinelli, M. (2023). Che cos’è la medicina narrativa: Problemi e metodi. Scholè.
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