WEB-I-NARR SIMeN:
2° INCONTRO – 26 11 2025
SALUTE E MARGINALITÀ: ACCOGLIERE È GIÀ CURARE
Accogliere è già curare: La Medicina Narrativa tra marginalità sociale e nuove sfide comunicative
Il recente webinar della Società Italiana di Medicina Narrativa (SIMeN), intitolato Salute e marginalità sociale: “Accogliere è già curare,” si è inserito nel ciclo di incontri dedicati al tema della fragilità e vulnerabilità, esplorando in questa sessione il complesso rapporto tra salute e marginalità sociale. I relatori, Giulia Civitelli e Federico Trentanove, hanno offerto prospettive complementari e stimolanti, dalla pratica clinica sul campo alla riflessione antropologica sui fondamenti della narrazione.
L’esperienza del Poliambulatorio Caritas: porti aperti e postura narrativa
Giulia Civitelli, medico specialista in Igiene e Sanità Pubblica e Direttrice Sanitaria del poliambulatorio Caritas Diocesana di Roma, ha illustrato un modello di cura che pone la relazione al centro. Situato in una posizione nevralgica vicino alla stazione Termini, l’ambulatorio è rivolto a persone in condizioni di estrema marginalità sociale, inclusi stranieri senza permesso di soggiorno e persone senza dimora.
Il poliambulatorio opera come un servizio a bassa soglia, con “porte aperte sulla strada”: l’accesso è libero, non richiede documenti né prenotazioni. Questa apertura è fondamentale per intercettare i bisogni di una popolazione spesso invisibile alla società. L’attività è sostenuta da un vasto gruppo di 150 volontari (medici, infermieri, farmacisti) che garantiscono servizi di medicina generale e specialistica.
La mission del poliambulatorio va oltre l’assistenzialismo, puntando alla promozione dei diritti e della dignità di ciascuno. L’obiettivo non è sostituirsi al Servizio Sanitario Pubblico, ma fungere da “opera segno” per conoscere le storie delle persone, informarle sui loro diritti e facilitarne l’inserimento nei percorsi sanitari esistenti. Come evidenziato, un sistema sanitario in grado di prendersi cura dei più fragili è un sistema che sa prendersi cura di tutti.
Attraverso storie toccanti – come quella di Tafil, rinato dopo anni di vita in strada, o della paziente Madame, in fuga da un matrimonio forzato – è emerso come il bisogno sanitario sia spesso solo la porta d’accesso a una complessità di vita legata a traumi, assenza di reti sociali, e condizioni abitative precarie.
La prospettiva di cura adottata è quella dell’universalismo proporzionato, che implica dare a ciascuno secondo il suo bisogno, dedicando tempo ed energie per attivare le reti necessarie al reinserimento. È stato sottolineato come, troppo spesso, sia il sistema sanitario stesso a essere “hard to reach” (difficile da raggiungere) per le persone ai margini. Come riflesso da una collega in formazione, il vero cambiamento risiede nel superare i pregiudizi e imparare a vedere le persone, non i pazienti, curando “l’ombra ai margini di ciò che è illuminato”.
Le sfide antropologiche della narrazione: oltre l’universalismo
Federico Trentanove, antropologo e membro del centro studi SIMeN, ha proposto una riflessione critica e profonda sui limiti e sulle opportunità della Medicina Narrativa nell’incontro con la diversità. Sebbene la NM abbia nella sua missione iniziale l’impegno per la giustizia sociale, è necessario sottoporre a una attenta autoriflessione il concetto stesso di narrazione.
L’antropologo ha messo in discussione l’idea di narrazione come dimensione universale e istinto evolutivo (animal narrans), che rischia di rendere il termine vago e ambiguo. Ha richiamato le critiche che evidenziano i potenziali rischi delle narrazioni, quali l**’uso manipolatorio** (come nello storytelling aziendale) o la loro strumentalizzazione per legittimare il potere autoritario.
Un punto cruciale per la pratica clinica è la cautela nell’applicare giudizi morali o valoriali su quelle che vengono definite “buone storie” o “storie disfunzionali“. La difficoltà sorge quando i canoni di narrazione incontrano la diversità: persone con barriere linguistiche, basso livello di alfabetizzazione o disabilità neurodivergenti spesso presentano comunicazioni che sono difficili o criptiche.
Per superare queste sfide, Federico Trentanove suggerisce di espandere i confini della Medicina Narrativa:
-
Approcci Multimodali: Utilizzare diverse modalità di espressione e comunicazione (come la fotografia o la Graphic Medicine) per esplorare il significato in modo più orizzontale e meno lineare.
-
Pensiero Rizomatico: Accettare che le esperienze dei pazienti siano caratterizzate da processi non lineari e fluidi, in contrapposizione al sistema sequenziale tradizionale.
-
Modello Affermativo: Integrare il modello trasformativo (che cerca di spostare la medicina verso una logica relazionale) con un modello affermativo, che valorizzi e tuteli le modalità espressive della persona, a prescindere dal raggiungimento di uno standard comunicativo normativo.
Questa doppia prospettiva ha rafforzato il dibattito sulla necessità di una medicina sobria, rispettosa e giusta, in grado di valorizzare la illness (il vissuto della malattia) e la sickness (gli aspetti socio-culturali) oltre la mera disease (la patologia clinica).
Visualizza la brochure al seguente link.
RELATORI
Giulia Civitelli, medico specialista in Igiene e Medicina Preventiva (Sanità Pubblica), è la responsabile del Poliambulatorio della Caritas diocesana di Roma per persone in condizioni di estrema fragilità sociale, senza dimora, stranieri senza permesso di soggiorno. Ha svolto un dottorato in Sanità Pubblica sul tema della “Formazione universitaria in Salute Globale come strategia di contrasto delle diseguaglianze in salute”; è membro della Società Italiana di Medicina delle Migrazioni ed è impegnata in particolare negli ambiti della medicina delle migrazioni e della formazione in Salute Globale.
Federico Trentanove. Antropologo attivo dal 2005, ha condotto ricerche etnografiche in Sud America, Italia e Nord Africa, approfondendo i temi della migrazione, della marginalizzazione, dell’educazione, della salute e dei percorsi partecipativi. Dal 2018 collabora con l’Università Ca’ Foscari, per la quale svolge numerose ricerche applicate di carattere interdisciplinare. Dal 2011 si dedica alla realizzazione di progetti e attività di ricerca nell’ambito della Medicina Narrativa. Facilitatore di laboratori di Medicina Narrativa, fa parte del Centro Studi SIMeN e dal 2014 al 2024 è stato consigliere della SIMeN ricoprendo il ruolo di segretario nazionale dal 2020 al 2022.
